“Il testone” – cercasi lettori qualunque

Negli ultimi quattro mesi ho lavorato a un libro, un oggetto narrativo che non mi pare coincidere con la raccolta di racconti (perché i racconti di cui pure è fatto si parlano compenetrandosi un po’ troppo) né con il romanzo (la forma non è quella: si tratta piuttosto di forme, al plurale).
Poiché mi sembra che questa cosa abbia delle qualità innovative, e poiché non mi viene in mente una definizione accettabile, mi servirò del titolo: “Il testone”. Strano titolo?
Be’, allora, dando fondo all’indispensabile orgoglio promozionale che bisogna mostrare in questi casi, dirò che non è un romanzo, non è una raccolta di racconti, bensì è un testone.
“Il testone” è un testone. Ma che bello e che originalità, dirà chi passa di qui.

Detto questo, sto cercando persone che hanno voglia di leggerlo: non per motivi personali (perché mi vogliono bene o perché sono curiosi di me), ma per interesse di lettura. Con lo stesso spirito insomma con cui leggerebbero un libro qualsiasi, trovato in libreria o in biblioteca. E ovviamente che siano disposte a dirmi quel che pensano del testone.

Mettiamo le pagine avanti, però. Il testone è un testo di 266 pagine (427.658 battute) e non è una lettura da spiaggia. Ma se qualcuno riuscisse a leggerlo in spiaggia gli offrirei volentieri una confezione di crema solare, o un drink (a sua scelta).
Be’, i lettori coraggiosi che ne hanno voglia, mi scrivano in privato all’indirizzo qui: danielemuriano@gmail.com.

Grazie a chi è passato di qui. Doppie grazie a chi considera la possibilità di leggere il mio testone.

Belle, buone giornate.

 

Qui le prime pagine:

IO

Non sono Daniele Muriano. Non sono alto un metro e ottanta circa. Non ho le gambe magre, troppo lunghe. Non vesto ‘casual’. Non ho un corpo davvero comune,
ordinario. Non sono uno scrittore.

Ho una certezza: quando dico ‘io’, mi riferisco innanzitutto alla mia grossa testa.
Il mio testone è caratteristico e in grado di individuarmi. La ragione per cui scrivo è medicarmi questa grossa testa sfruttando la chirurgia del testo.
S’incominci”.

Orchidea blu

Il 3 luglio 2017 l’occupante legittima del posto accanto al posto 95, trovò, invece dell’occupante legittimo del posto suddetto, una sua incarnazione o, più correttamente: una sua pericolosa incartazione. La pericolosa incartazione si presentava, quasi invitante per la Ficino, che non era davvero una persona curiosa all’invadenza, come un blocco: fogli rilegati a spirale, pagine molte, qualche annotazione a penna nel fitto delle parole, nessuna usura: in copertina vide invece quel che subito la convinse all’invadenza, il titolo.
“Il testone”, lesse chissà perché a alta voce. E più in basso, corsivo: “di Daniele Muriano”. Il treno Frecciarossa 9910 impresse un’impercettibile accelerazione ai corpi contenuti nella sua carrozza 12 e in un solo istante – mentre la Ficino voltava pagina e si tuffava nel contagio testuale – abbandonò la struttura invetriata di Milano Centrale, risultando poi subito a suo agio nel tratto più luminoso di una folgore attraverso la città, città dove la Ficino, un tempo ormai siderale, aveva studiato all’università e soprattutto si era molto divertita, tra i lazzi e gli scherzi, la gioventù balorda che non la rappresentava ma, caratterialmente si può dire, le era stata di supporto come un antidoto dolcissimo a un veleno meno stucchevole ma senza sapore. Adesso era una donna e fortunatamente chiunque la riconosceva come tale, mentre allora, al tempo acerbo dei passatempi, lo era ugualmente e tutti però la trattavano come ragazzina, neanche come una femmina. Stava adesso faccia a faccia con la seconda pagina di quel blocco stampato, addirittura aveva innalzato il blocco come una barriera, un blocco appunto di cemento pieno fra il proprio privato e il tale strabordante di desideri felicitati attraverso gli occhiacci infissi nel suo corpo di signora Ficino, signora di fatto, che ringiovaniva a venir bruciato così spudoratamente pur dovendosi ritrarre per una forma di resistenza morale al maschio, blocco di testo isolante per le scarpe rosse di tacco 9, le gambe nude e nervose, la minigonna di un rosso identico alla fiamma delle unghie su cui lo sguardo nemico si era posato infine e da quella distanza poteva ben leggere “Il testone”, in corpo 20, corpo meno interessante del leggente. Daniele Muriano guardava. Non era abituato a guardare le persone, fossero anche delle vere femmine, in un modo tanto villano, aveva o credeva d’avere un’educazione fuori dal tempo che sormontava le sue velleità di maschio, del resto si era pur sempre sentito un vecchio, anche all’università, che non aveva finito e anzi aveva interrotto sul più bello (meno tre esami al traguardo) stufo di non essersi ben divertito come avrebbe potuto in quel residuo fisso degli anni zero, mortifero, senza grinta ideologica come si immaginava fossero stati invece, ideologici e grintosi, gli anni verdi delle generazioni che l’avevano preceduto, diciamo dalla caduta dell’impero romano e avanti fino appunto al nuovo, triste millennio. Si era alzato dal suo posto 95 proprio per lo stesso spirito che gli aveva reso insopportabili gli anni verdi, contrariamente alle preferenze del viaggiatore medio, e non avrebbe potuto spiegarlo così bene: lui, Daniele Muriano detestava aver la faccia nella direzione di moto del convoglio: la terra nuda dei campi, le gru ferme come croci nel cielo e – scempio dello scempio – un altro treno proveniente da quella parte che riempiva tutto il finestrino chiudendo l’orizzonte atteso dalla destinazione; non poteva viaggiare (e nemmeno vivere) a quelle sfortunate condizioni, non era nel suo carattere; la contemplazione del futuro, sia pure in senso spaziale, gli dava male al petto o comunque un senso di sconforto che credeva di non meritare; ugualmente aveva vissuto movendosi a faccia dietro nella contemplazione di un invisibile passato che a un tratto – dopo cioè un’adeguata distanza per poter essere guardato – si sarebbe rivelato nelle sue forme estese e vaghe, impossibile da decodificare a breve distanza: e allora, una volta capito il passato, avrebbe sì vissuto con più importanza, con uno spirito che rende lievi i giorni.
Il vagone era pieno di corpi, alcuni molto ritoccati dal sole di stagione, coi segni della gioia ritratta delle vacanze, abbarbicati alle proprie valigie e senza un’idea diversa di stabilità, erano insomma corpi medi al servizio di un’igiene delle emozioni condivisa dai più. Non poteva accadere niente di quel che la Ficino incominciava ora a vedere nel testo.

Cantiere

Negli ultimi due mesi ho pubblicato qui i testi che confluiranno nel nuovo libro in lavorazione. Sono circa la metà del tutto. Il libro si intitolerà “Il testone”.
In questa pagina metto uno di seguito all’altro i link ai testi (che hanno una parziale autonomia narrativa) nel formato PDF e EPUB per l’ebook reader.
Grazie ai lettori.

 

Il testone

23 cartelle.
-> Qui il testo in PDF
-> Qui il testo in EPUB

Questa è una bocca da un miliardo di euro

47 cartelle.
-> Qui il testo in PDF
-> Qui il testo in EPUB.

Orchidea blu

20 cartelle
-> Qui il testo in PDF.
-> Qui il testo in EPUB.

Rapporti umani

14 cartelle.
-> Qui il testo in PDF
-> Qui il testo in EPUB

Cause del testo

21 cartelle
-> Qui il testo in PDF.
-> Qui il testo in EPUB.